Stagione 22-23

Associazione Spinaceto cultura e teatro della dodicesima

5×1000

Il 5×1000 dell’IRPEF ti consente di decidere dove destinare i soldi versati per le imposte e controllare come questi vengono spesi.

Grazie al tuo sostegno possiamo:

  • far crescere il numero di borse di studio di musica e recitazione da offrire alle famiglie in povertà culturale, economia e sociale;
  • Favorire la costituzione di Band musicali e Compagnie teatrali formate da giovani del Municipio IX e dare loro la possibilità di creare, provare ed esibirsi in pubblico;
  • Dare vita e far crescere nuovi progetti ed iniziative per arricchire e rafforzare ogni anno il tessuto culturale, sociale e civico della comunità di riferimento;
  • Sostenere la rigenerazione della ex scuola media di quartiere “G. Mameli”, dove dal 2002 Spinaceto Cultura Teatro della XII ha la sua sede operativa; un BENE PUBBLICO che i cittadini e le cittadine hanno recuperato dal degrado e che oggi è nuovamente un luogo di cultura frequentato da tutta la cittadinanza.

Ogni anno pubblicheremo sul sito le risorse ottenute con il 5X1000 e, soprattuto, le cose che grazie al tuo contributo siamo riusciti a realizzare.

One-man show fatto di ritmi affabulanti, umorismo allucinato, trasformismo, performance sceniche e vocali. Spettacolo per attore solo, parlato a più voci, comico suo malgrado.
La fine del mondo è alle porte, questo almeno è ciò che si sente mormorare alle finestre, nelle strade, alla radio.
Si porta sulla scena un’umanità confusa che non sa dove aggrapparsi, se non alla propria miseria.
I personaggi appaiono come cellule impazzite, sproloquiano, si parlano addosso. 
Un delirio organizzato per mettere alla berlina questa umanità che sbraita sulla vita, sulla morte e su un dio che non risponde.
E’ un’umanità che si crede chissà chi, che si porta dietro l’arroganza e la colpa di voler parlare di un altrove, di un dio che fa scopa con l’inconoscibile, con l’indicibile. E’ la volgarità di voler spiegare qualcosa, quando niente si può spiegare.
La scena è nuda e cruda, a riempire lo spazio i quadri sonori disegnati vocalmente con l’aiuto della loop station che continua ad essere, come nei lavori precedenti, elemento di scrittura scenica e drammaturgia musicale.

BREVE SINOSSI
Il caos è prossimo a venire. Questo è ciò che si auspica l’uomo che, non potendo nulla contro la sua miseria, si fa portavoce e bandiera di popolo e si rivolge al suo dio. Invano. La contemporaneità s’attacca alle facezie e danza claudicante su versi sciolti che narrano di dei pagani e amori sbilenchi che aspettano chissà da quando, per tragici equivoci da commedia degli errori. Così il popolo s’agita e, per trovare un posto nel mondo, prova a darsi un compito da fare – cucinando nel cuore della notte, sproloquiando su ciò che sarà, gridando senza veli la propria dispersione – e si fa timidamente avanti, con tutta l’ingenuità del caso, una riforma strutturale cialtrona, con un programma teocratico tout court, infarcito di estremismo confuso e dozzinale. C’è chi spera nella fine e chi, con malcelato cinismo, la fine dice di averla vissuta già, chissà quante volte.
“E’ la fine di un’Era. E’ la fine di tutto. E’ la fine di niente, se ricomincia tutto”.

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