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Stagione 22-23

teatro della dodicesima

IL GALEONE DEI PIRATI

SPETTACOLO PER BAMBINI DI ENZA PATERRA

con
Attori e Burattinai: Francesco Pulsinelli, Fabio Di Cocco,

Enza Paterra
Scene : Francesco Pulsinelli

Musiche : Domenico Pulsinelli Pupazzi e Costumi : Enza Paterra

Produzione : TEATRI MONTANI
cooproduzione Teatro dell’Aventino e Teatro del Giardino

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Il Pirata Fiamma approda con i suoi amici Bucanieri su di un isola dispersa nell’oceano e fa amicizia con gli indigeni.

All’improvviso dalla poppa della “Victoria” irrompe Capitan Pizzo, suo comandante e Pirata Leggendario delle cause perse.

Capitan Pizzo, tipo eccentrico, ha un complotto con il suo più fidato amico il pirata Bruciato e fa di tutto per non farsi scoprire da Fiamma e dal pirata Spugna, ma i due più furbi di loro scoprono tutto, in ballo c’è una magica cassa del tesoro la cui chiave è proprio “il medaglione di Morgan” che il Capitano indossa, così decidono di giocare un gran scherzetto al Capitano e Bruciato …

Da questo momento in poi tra colpi di scena duelli e tante risate i Nostri Pirati dimostreranno tutta la loro comicità.

La storia è costruita in modo tale che i bambini interagiranno direttamente con gli attori interpretando gli indigeni dell’isola con il compito di distrarre e prendere in giro Capitan Pizzo. Saranno seduti su dei tappeti azzurri di fronte al Galeone dei Pirati che fungerà sia da scenografia che da baracca dei burattini.

One-man show fatto di ritmi affabulanti, umorismo allucinato, trasformismo, performance sceniche e vocali. Spettacolo per attore solo, parlato a più voci, comico suo malgrado.
La fine del mondo è alle porte, questo almeno è ciò che si sente mormorare alle finestre, nelle strade, alla radio.
Si porta sulla scena un’umanità confusa che non sa dove aggrapparsi, se non alla propria miseria.
I personaggi appaiono come cellule impazzite, sproloquiano, si parlano addosso. 
Un delirio organizzato per mettere alla berlina questa umanità che sbraita sulla vita, sulla morte e su un dio che non risponde.
E’ un’umanità che si crede chissà chi, che si porta dietro l’arroganza e la colpa di voler parlare di un altrove, di un dio che fa scopa con l’inconoscibile, con l’indicibile. E’ la volgarità di voler spiegare qualcosa, quando niente si può spiegare.
La scena è nuda e cruda, a riempire lo spazio i quadri sonori disegnati vocalmente con l’aiuto della loop station che continua ad essere, come nei lavori precedenti, elemento di scrittura scenica e drammaturgia musicale.

BREVE SINOSSI
Il caos è prossimo a venire. Questo è ciò che si auspica l’uomo che, non potendo nulla contro la sua miseria, si fa portavoce e bandiera di popolo e si rivolge al suo dio. Invano. La contemporaneità s’attacca alle facezie e danza claudicante su versi sciolti che narrano di dei pagani e amori sbilenchi che aspettano chissà da quando, per tragici equivoci da commedia degli errori. Così il popolo s’agita e, per trovare un posto nel mondo, prova a darsi un compito da fare – cucinando nel cuore della notte, sproloquiando su ciò che sarà, gridando senza veli la propria dispersione – e si fa timidamente avanti, con tutta l’ingenuità del caso, una riforma strutturale cialtrona, con un programma teocratico tout court, infarcito di estremismo confuso e dozzinale. C’è chi spera nella fine e chi, con malcelato cinismo, la fine dice di averla vissuta già, chissà quante volte.
“E’ la fine di un’Era. E’ la fine di tutto. E’ la fine di niente, se ricomincia tutto”.